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mercredi 14 mars 2012

ACTA : à quand les funérailles ?

Pour contenir les reproches de manque de transparence soulevés dans l’histoire de ce traité, le Parlement européen a réalisé une infographie assez claire sur la procédure de ratification d’ACTA (fr. ACAC = Accord commercial anti-contrefaçon). Dans les dernières semaines, ACTA a été à la une des réunions de la commission INTA (Committee on International Trade) chargée de rédiger un avis à transmettre au Parlement par son rapporteur. 
Suite aux critiques et aux préoccupations exprimées lors d’un récent workshop public sur ACTA et suite aux manifestations nombreuses des citoyens européens, le commissaire Karel de Gucht a demandé de saisir la CJUE (Cour de justice de l'Union européenne). Pour plus d’informations il est utile de lire l’article paru dernièrement sur le site de La Quadrature du net
Cette demande a été interprétée par certains des opposants d’ACTA comme une victoire (voir par ex. l’article publié sur le site du groupe des Verts) et elle représente en effet un résultat assez positif, quoique non résolutif. La remise d’ACTA à la Cour de Justice serait en fait « un enterrement soft », comme l’ont défini les membres de La Quadrature du net, mais surtout elle pourrait n’être qu’une stratégie de gain de temps de la part des pro-ACTA. 
On a donc toute raison d’être satisfaits, mais il faut rester vigilants et surtout ne pas arrêter l’action et la mobilisation. 
On parle beaucoup d’ACTA dans le cadre d’internet et du piratage, alors que ce traité est beaucoup plus large et complexe, trop large et trop complexe pourrait-on dire. Défini comme Accord commercial anti-contrefaçon, il s’applique à tous les droits d’auteur dans le monde réel comme dans le monde numérique. La vie et les droits fondamentaux des hommes en matière de communication, usage d’internet, culture, santé et agriculture ont en fait été mis à mijoter dans un grand chaudron. On pourrait donc se demander pourquoi on a voulu mêler dans un même accord des questions manifestement très différentes qui auraient nécessité un traitement séparé. Il faut savoir que (Google par exemple vient de réaliser un exploit magistral par ses nouvelles règles de confidentialité, mais on y reviendra …) quand on souhaite étouffer des libertés ou contourner des droits fondamentaux, on s’emploie à mélanger, confondre, réduire à un dénominateur commun des éléments hétérogènes. Dans le cas d’ACTA il est question de contrefaçon. Puis, pour compléter l’envoûtement avec une pincée d’hypocrisie, on chante un hymne à la transparence et à l’exigence de simplicité !
Les avis des experts et de plusieurs eurodéputés ainsi que les articles circulant dans la presse et sur le net ont souligné un manque de transparence assez gênant pendant les négociations autour d’ACTA, dont ont a marqué par ailleurs la formulation peu précise et parfois ambigüe. Différentes voix semblent s’accorder sur le fait qu’on aurait préparé, on ne dit pas en secret, mais sans faire trop de bruit, un plat trop riche, trop lourd et peu raffiné, au seul but de satisfaire à la voracité des grands lobbies des brevets et de l’industrie. 
À bien lire le document publié par l’Union européenne : « 10 mythes sur l’ACAC » (http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2012/february/tradoc_149112.pdf), on n’aurait absolument rien à craindre et les soucis qui sont à la base de la protestation citoyenne seraient vides de sens. Il est vrai que de fausses croyances se sont répercutées dans le réseau internet, notamment le fait qu’ACTA comporterait une « réponse graduée en trois temps » contre le téléchargement illégal sur le model d’Hadopi. Mais on ne peut pas croire qu’une mobilisation telle qu’on l’a vue dans les mois derniers s’appuie sur rien et surtout que les études très complets et solides qui ont été réalisées à la demande du groupe des écologistes européens soient des fausses analyses politisées. 
Voici les liens à ces études : 
La Cour de justice, si elle est effectivement saisie, prendra tout le temps qu’il lui faudra pour se prononcer et il est bien possible qu’elle rejette le texte tel qu’il se présente. Mais ce qui est redoutable est qu’elle aurait dû être interpelée bien avant et non pas à la suite de la contestation des citoyens. On peut au moins se réjouir du fait qu’heureusement le droit d’opinion et d’expression est encore un peu plus important que le droit d’auteur !

jeudi 16 février 2012

Dalle enclosures agli accordi internazionali in difesa della la proprietà intellettuale: in sostanza cosa è cambiato?



WHAT IS ACTA?  See the EN WIKI page.
IT version (meno completa)
HOW TO ACT AGAINST ACTA (wiki page di La quadrature du net).

La prima preoccupazione di chi detiene capitali e ricchezze è il loro mantenimento, accrescimento e protezione. Un tempo erano terre ed edifici i beni da accumulare e preservare, ora l’ultima dorata spiaggia delle enclosures è la salvaguardia della proprietà intellettuale e dei marchi che offrono beni e servizi materiali e immateriali. 
HADOPI, poi SOPA, SIPA ed ora, dulcis in fundo, ACTA! Mi sembra che la mobilitazione dei governi, dei grandi attori economici e delle organizzazioni internazionali in direzione di una massiccia regolamentazione contro la violazione della proprietà intellettuale sia fin troppo massiccia per non destare sospetto. Ma cosa sta accadendo? Questo post non vuole essere certo l’analisi di una tendenza attuale che è patente e limpida, per questo ci sono gli esperti. Quel che si propone è piuttosto una constatazione, un campanello d’allarme ed un ennesimo pungolo alla manifestazione del dissenso.
Il mercato si sposta, questo è evidente, buona parte del commercio al dettaglio ed all’ingrosso si è ormai portato in rete, il prodotto immateriale frutto della creazione intellettuale va quindi protetto ed etichettato al pari delle merci fisiche. Protetto da chi e da cosa? Dai pirati e dalle frodi, in una parola dalla contraffazione? Un’azione efficace atta a contenere una criminalità su vasta scala che mina non solo i grandi marchi, ma soprattutto i piccoli produttori ed i singoli, sarebbe in sé del tutto comprensibile. Ma non è questo l’obiettivo di SOPA, SIPA e ACTA. Lo scopo di tali leggi e accordi è attuare un programma economico, già pianificato da anni, per finalizzare con piena soddisfazione dei governi dei paesi più ricchi e delle maggiori società internazionali, il cambiamento radicale degli scambi in rete, rivendicando al mercato tradizionale questo spazio che di libero non avrà ben presto più assolutamente nulla.
Bisogna far sì che tutti i prodotti in internet circolino seguendo lo stesso identico modello applicato finora al di fuori di esso. Quindi al bando le nuove licenze di creazione collettiva, il software non proprietario, la condivisione ad ogni livello, la conoscenza aperta, al rogo tutto questo baratto comunista di idee e beni immateriali poco redditizio e via libera alla vendita del mondo on line con tutti i suoi vecchi usi e costumi: la pubblicità martellante che grazie ai dolci cookies diventa sensibile ai nostri gusti, la lotta tra le grandi società senza esclusione di colpi a scapito di ogni garanzia di stabilità e di compatibilità tra i prodotti informatici, il profitto al primo posto, il rispetto dell'utente-consumatore usato come vasellina per stimolare gli acquisti e l’attenzione per l’essere umano sommersa sotto una montagna di bugie. 

Certo è che in questo mare dove era dolce naufragare perché ci si sentiva un po’ più liberi e anonimi, inesorabilmente diventiamo invece sempre più schedati, legati e rintracciabili. Ogni richiesta di assenso è presentata come una garanzia di attenzione e rispetto, ma quanti assensi dovevate dare due/tre anni fa e quanti ne dovete devolvere ora a destra e a sinistra per ogni respiro e movimento che fate in rete? O assentite, ed allora potete partecipare, oppure rinunciate al mondo e vi fate asceti in Nepal o pastori di pecore in Gallura! La quantità di consensi al trattamento dei dati personali richiesti è in realtà direttamente proporzionale alla restrizione della nostra amata privacy, ed è grave che la maggior parte delle persone non se ne renda conto. Nessuno poi la vuole più questa privacy, l’abbiamo venduta da tempo per essere più alla moda, più popolari, meno soli. Ed allora ben venga, tutti con le chiappe al vento a farci penetrare da Google, da Facebook &Co però, che dopo aver messo il culo in piazza, per forza o per scelta, questo possa essere anche identificato e marchiato a fuoco perché sospettato o riconosciuto come attore secondario o protagonista in una violazione del copyright NO, questo sa davvero di concertazione e di cospirazione contro l’integrità dell’utente-consumatore! Vi sembra che sia catastrofica? Se volete vivere nella vostra grande bolla di sapone fatelo, non credo d’avere uno spillo abbastanza grosso per bucarla, ma se non volete, contribuite a bloccare questo processo che ucciderà definitivamente la libertà di scambiare beni, cultura e idee in rete. Oppure saremo costretti a fare come sempre, ci beccheremo le reti nella rete e poi troveremo il buco che ci consentirà di passare. Ma non sarebbe meglio opporsi e vincere per una volta?

Il 16 maggio 2011 il relatore speciale ONU Frank La Rue nel suo rapporto sulla promozione e protezione del diritto di libera opinione ed espressione lanciava il seguente messaggio, un messaggio di chiara preoccupazione. Per il testo completo vedi: http://documents.latimes.com/un-report-internet-rights/
The Special Rapporteur is deeply concerned by discussions regarding a centralized "on/off" control over Internet traffic. In addition, he is alarmed by proposals to disconnect users from Internet access if they violate intellectual property rights. This also includes legislation based on the concept of "graduated response", which imposes a series of penalties on copyright infringers that could lead to suspension of Internet service, such as the so-called "threestrikes-law" in France and the Digital Economy Act 2010 of the United Kingdom. Beyond the national level, the Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) has been proposed as a multilateral agreement to establish international standards on intellectual property rights enforcement. While the provisions to disconnect individuals from Internet access for violating the treaty have been removed from the final text of December 2010, the Special Rapporteur remains watchful about the treaty's eventual implications for intermediary liability and the right to freedom of expression.
ACTA, il testo. Se avete un po’ di tempo la prima e la migliore cosa da fare sarebbe leggere il testo completo dell'accordo firmato a gennaio disponibile su wiki source.
Le trattative per la sua ratifica da parte del Parlamento Europeo avanzano nonostante le molteplici proteste e mobilitazioni delle organizzazioni (si vedano in particolare le molte iniziative intraprese da la quadrature du net), di non pochi commissari europei e della gente in ogni stato dell’UE. 
In sintesi:

1. ACTA non è un provvedimento in difesa della proprietà intellettuale. 
2. ACTA è un accordo multilaterale che demonizza, criminalizza ed incita all’accanimento legale contro ogni genere di azione suscettibile d’essere considerata lesiva del diritto di proprietà intellettuale, in ogni circostanza e senza eccezioni per i casi in cui la violazione è trascurabile rispetto ai benefici che da essa derivano.
3. ACTA è morte per il farmaco generico.
4. ACTA farà del web un campo minato, in quanto penalizzando i siti per gli atti degli utenti ed per i contenuti da essi introdotti e scaricati li porterà alla chiusura oppure li indurrà alla censura o alla denuncia dei presunti colpevoli.  
5. ACTA è morte per i siti che ospitano software liberi. 

E se volete andare oltre questo quadro già di per sè raccapricciante vi basti leggere l’analisi proposta dalla Foundation for a Free Information Infrastructur.
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