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samedi 9 juin 2012

Francis Ford Coppola - Twixt

Ce l'ho fatta, è da un mese che mi propongo di vedere Twixt e poi per un motivo o per l'altro non ci riesco. Gran botta di fortuna, lo danno ancora al piccolo cinema dietro casa, siamo in tre nella sala, nessuna critica pseudo-dotta letta prima per non inquinare il giudizio, la poltrona è comoda ... direi che le premesse per una buona visione ci sono tutte.
Partiamo dal buono ...
L'idea di base è promettente: entrare nel viaggio onirico che produce una storia, posarsi sulla rete del metacinema e del metaromanzo per introdurre il pubblico nella mente del personaggio principale e tramite lui del cineasta stesso, rendere omaggio al proprio Autore favorito e da lui lasciarsi guidare, servirsi di un alterego per far uscire una tragedia personale. Come descrivere lo sviluppo di questo immenso potenziale?
Pallido, sciapo, solo vagamente abbozzato, talora parecchio goffo ... Perchè fare di E. A. Poe una caricatura nello stile del penultimo terrificante Woody Allen? Perchè mettere Baudelaire sulla bocca del trasgressivo sfigato di turno?
Il migliore momento estetico: la scena del taglio dei limoni, le scale di grigi si tingono di un acre giallo intenso asperso di sangue, è una combinazione cromatica pungente che si pianta dritta dritta alla bocca dello stomaco.
La scena più riuscita : lo scrittore religiosamente si appresta a cominciare il suo romanzo e si scontra con l'incubo del file di testo vuoto. Lo spettro della banalità aleggia sulla prima frase, the fog, the mist ... ed è lì che si materializza lui, lo Snoopy di "Era una notte buia e tempestosa"! Rido di gusto, sono attimi di grande spasso, purtroppo gli unici.

Mettiamola così : è come se uno avesse fatto una ricca spesa al mercato, avesse acquistato un sacco di buoni prodotti, avesse trovato una ricetta formidabile nel libro di cucina della nonna e poi, di colpo, avesse deciso di non seguirla, ma avesse buttato alla rinfusa tutti gli ingredienti tagliati in modo grossolano in un pentolone ed avesse pure dimenticato di metterci il sale alla fine!

jeudi 17 mai 2012

Lucianina e le sue ANALIsi lessicALI.1. DONNA ... 2. STRONZO

Eccola la Lucy, nuova rete, nuovo programma, raggiante, esilarante, in forma assolutamente smagliante. 
Ancora in pista per portare un po’ di colore nelle materie grigie sciatte, coatte, disfatte, rarefatte, putrefatte delle case italiane.
Mi fanno un po' tristezza questi psico-socio-pedagoghi pseudo-rivoluzionari che la criticano per la sua volgarità o che la accusano di superficialità, che la riprendono perché non scandaglia i problemi alla radice, fermandosi al solo attacco verbale (qualche esempio tra i vari presenti in rete nel blog Vita da Streghe, che pure chi scrive apprezza moltissimo).   

Luciana Litizzetto non può piacere a tutti, questo è certo ed è pure meglio. Non può piacere all’intellettuale di sinistra con i contatti cerebrali piombati, non può piacere al cattolico perbenista, non può piacere alla femminista paranoica, al professore con la stola d'ermellino marcia, non può trovare simpatie presso tutta una serie di soggetti che hanno bandito la leggerezza dalle loro giornate, che rifiutano gli stereotipi e che poi portano maschere spesse come cappe di piombo, ipocriti! (cf. Dante, Inferno, canto XXIII).
Luciana fa ridere e fa riflettere, il suo è solo uno dei diversi volti del comico, è il volto aristofanesco, quello che gioca con il linguaggio per stordire, scioccare, forare la sensibilità (finta) degli animi pudici, sonnolenti, corazzati di erudizione.
Luciana deve, aspetto non secondario, attenersi ad un timing televisivo stretto.
Se chi la attacca avesse trovato il tempo di gustarsi certi passi del Dante infernale, se avesse percorso le rime dell’Angiolieri, spulciato Pulci, esplorato Rabelais, ascoltato Fo, troverebbe certo le sue sparate assolutamente geniali e soprattutto molto più umoristiche che semplicemente comiche!

dimanche 29 avril 2012

« Moi, c’est moi et toi, tais toi »


BONJOUR, BONJOUR! La journée commence bien …
Les morts se lèvent de l'enfer pour nous offrir des cadeaux, mais surtout (et heureusement!) les vivants n'arrêtent pas de faire fonctionner leur beau cerveau pour nous faire goûter la joie des « mots tragicomiques ».
Les cadeaux de ces matin je les ai tous trouvés sur MEDIAPART
Quant au morts, je dis donc un grand merci à Kadhafi, et vous aurez le plaisir de comprendre pourquoi en lisant la presse.
Quant au vivants, je remercie Leslie Kaplan, auteur de ce petit morceau absolument génial, où elle a pratiquement tout dit à propos de ce phénomène inquiétant de pollution mentale qui est la vague bleue-Marine. 
Je vous laisse donc à la lecture de ce précieux exercice littéraire d’imagination intitulé "Marine Le Pen m'a dit", dont je ne citerai que l'une des phrases les plus remarquables : 
Prenez le mot vache, eh bien c’est clair vous dites vache, v, a, c, h, e, va, che, va, che, vache, vous voyez une vache. Mais si vous prenez le mot cow, vous ne voyez rien du tout ...
Bien sûr ! Tout le monde sait bien que la langue française est la seule qui ne soit pas un produit social, mais un ensemble de signes dictés directement par dieu. Donc voilà pourquoi Saussure était un nerd suisse qui n'avait rien compris dans toute sa vie et voilà pourquoi cow (comme mucca ou vaca d'ailleurs) est  un signe arbitraire et vache, par contre, ne peut être que ça : 

vendredi 24 juin 2011

Il sommelier: l'arte del retrogusto

Questa settimana ridiamo. Ridiamo di gusto, anzi, di retrogusto, e lasciamo parlare l’associazione inedita della mimica verbale della Luciana e della mimica facciale di Albanese. Grandi separatamente. Grandissimi insieme. 


Cosa c’è dietro il retrogusto?
Io adoro i sommelier. Quelli che vanno in TV a tastare il vino e  poi ti dicono com' è.
Assaggiano, roteano la linguetta come fanno i criceti e poi partono con una scarambola di aggettivi: un vino sapido, corposo, seducente, intrigante, intenso, generoso.
Poi slurg. Un altro sorsettino e ricominciano: setoso, strutturato, opulento, elegante, complesso … E la miseria! Ti sei imparato lo Zingarelli a memoria? Io tutti quegli aggettivi non li riservo neanche al mio fidanzato, figurarsi se li spendo per un bicchiere di vino. E attenzione al retrogusto. Susina, mela golden, muffa nobile, pesca bianca, fragolina di bosco, ciliegia di fiume, mandarino di montagna. Quindi tu bevi il vino, ma è come se bevessi un bicchiere di succo di frutta pagandolo il sestuplo. Una volta a un conclave di intenditori mi fecero degustare un vino pregiatissimo. Poi mi fissarono tutti per sapere il mio giudizio. Morire se mi veniva un aggettivo. Solo sostantivi. Allora optai per il retrogusto. Ma siccome dire che sapeva di legno sembrava banale calcai la mano e dissi: “Un retrogusto di.... parquet".

Luciana Littizzetto, Col cavolo, Mondadori 2004

Antonio Albanese, Il Sommelier, video scelti:


                                      
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