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mercredi 14 novembre 2012

24 NOVEMBRE 2012 : NO MORE PIGS

Il 24 novembre abbiamo una nuova, importante occasione per far sentire la bella voce di un'Europa fatta di esseri umani consapevoli, appassionati, responsabili, reattivi. 
Non ci arrendiamo alla decadenza ed alla rassegnazione politica, non ci abituamo alla crisi economica cronica! Non siamo consumatori passivi, recettori muti di leggi ingiuste e sherpa di un'eredità pesante di errori e di sprechi. Cosa siamo, cosa vogliamo essere lo decidiamo adesso, lottando, parlando, muovendo le coscienze. Comunque, dovunque e con i mezzi che avete: PARTECIPATE !

Per una stagione costituzionale

Non parole vuote ma atti di contrizione


sabato 24 novembre 2012 ore 14.30
Mediolanum Forum
via Giuseppe di Vittorio 6 Assago (MI)

Ingresso libero fino a esaurimento posti (10 mila)

Apertura cancelli ore 12.30 – 8 bar aperti al pubblico

Sul palco:
Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Umberto Eco, Roberto Saviano,
Paul Ginsborg, Gad Lerner, Don Virginio Colmegna, Nando dalla Chiesa,
Lirio Abbate, Roberto Natale, Lorenza Carlassare, Simona Peverelli,
Maurizio Landini, Gianni Barbacetto, Salvatore Settis, Elisabetta Rubini
Sarà proiettato un video-messaggio di Moni Ovadia

Interviene Tindaro Granata, attore, che presenterà un brano tratto dal monologo Antropolaroid
Ho voluto raccontare una storia nella quale il male si ripete sempre, come un’eredità misteriosa che passa di padre in figlio, che si presenta ad ogni nascita e ad ogni morte. Le storie di tutti i personaggi nascondono un tema, a mio parere universale e attuale, per quanto legato alla mia terra d’origine: la Sicilia. Noi trentenni di oggi abbiamo vissuto un’infanzia ricca rispetto a quella dei nostri genitori; illusi che saremmo cresciuti in un mondo di possibilità. Ma la mafia, la corruzione politica, l’assassinio di Borsellino e di Falcone ci hanno svegliato da questo sonno inesistente. Oggi ci rendiamo conto che la crisi profonda che stiamo attraversando non è solo economica ma innanzitutto umana. Attendiamo di riscattare il nostro passato per il nostro futuro. Per questo motivo giunto a trent’anni ho la necessità rendere reale qualcosa che mi faccia sopravvivere al niente che mi circonda”.
Aderiscono al manifesto e saranno presenti:
Ivan Lo Bello, Roberta De Monticelli, Bice e Carla Biagi, Filippo di Robilant, Stefano Pareglio, Aldo Gandolfi, Danco Singer

mercredi 14 mars 2012

ACTA : à quand les funérailles ?

Pour contenir les reproches de manque de transparence soulevés dans l’histoire de ce traité, le Parlement européen a réalisé une infographie assez claire sur la procédure de ratification d’ACTA (fr. ACAC = Accord commercial anti-contrefaçon). Dans les dernières semaines, ACTA a été à la une des réunions de la commission INTA (Committee on International Trade) chargée de rédiger un avis à transmettre au Parlement par son rapporteur. 
Suite aux critiques et aux préoccupations exprimées lors d’un récent workshop public sur ACTA et suite aux manifestations nombreuses des citoyens européens, le commissaire Karel de Gucht a demandé de saisir la CJUE (Cour de justice de l'Union européenne). Pour plus d’informations il est utile de lire l’article paru dernièrement sur le site de La Quadrature du net
Cette demande a été interprétée par certains des opposants d’ACTA comme une victoire (voir par ex. l’article publié sur le site du groupe des Verts) et elle représente en effet un résultat assez positif, quoique non résolutif. La remise d’ACTA à la Cour de Justice serait en fait « un enterrement soft », comme l’ont défini les membres de La Quadrature du net, mais surtout elle pourrait n’être qu’une stratégie de gain de temps de la part des pro-ACTA. 
On a donc toute raison d’être satisfaits, mais il faut rester vigilants et surtout ne pas arrêter l’action et la mobilisation. 
On parle beaucoup d’ACTA dans le cadre d’internet et du piratage, alors que ce traité est beaucoup plus large et complexe, trop large et trop complexe pourrait-on dire. Défini comme Accord commercial anti-contrefaçon, il s’applique à tous les droits d’auteur dans le monde réel comme dans le monde numérique. La vie et les droits fondamentaux des hommes en matière de communication, usage d’internet, culture, santé et agriculture ont en fait été mis à mijoter dans un grand chaudron. On pourrait donc se demander pourquoi on a voulu mêler dans un même accord des questions manifestement très différentes qui auraient nécessité un traitement séparé. Il faut savoir que (Google par exemple vient de réaliser un exploit magistral par ses nouvelles règles de confidentialité, mais on y reviendra …) quand on souhaite étouffer des libertés ou contourner des droits fondamentaux, on s’emploie à mélanger, confondre, réduire à un dénominateur commun des éléments hétérogènes. Dans le cas d’ACTA il est question de contrefaçon. Puis, pour compléter l’envoûtement avec une pincée d’hypocrisie, on chante un hymne à la transparence et à l’exigence de simplicité !
Les avis des experts et de plusieurs eurodéputés ainsi que les articles circulant dans la presse et sur le net ont souligné un manque de transparence assez gênant pendant les négociations autour d’ACTA, dont ont a marqué par ailleurs la formulation peu précise et parfois ambigüe. Différentes voix semblent s’accorder sur le fait qu’on aurait préparé, on ne dit pas en secret, mais sans faire trop de bruit, un plat trop riche, trop lourd et peu raffiné, au seul but de satisfaire à la voracité des grands lobbies des brevets et de l’industrie. 
À bien lire le document publié par l’Union européenne : « 10 mythes sur l’ACAC » (http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2012/february/tradoc_149112.pdf), on n’aurait absolument rien à craindre et les soucis qui sont à la base de la protestation citoyenne seraient vides de sens. Il est vrai que de fausses croyances se sont répercutées dans le réseau internet, notamment le fait qu’ACTA comporterait une « réponse graduée en trois temps » contre le téléchargement illégal sur le model d’Hadopi. Mais on ne peut pas croire qu’une mobilisation telle qu’on l’a vue dans les mois derniers s’appuie sur rien et surtout que les études très complets et solides qui ont été réalisées à la demande du groupe des écologistes européens soient des fausses analyses politisées. 
Voici les liens à ces études : 
La Cour de justice, si elle est effectivement saisie, prendra tout le temps qu’il lui faudra pour se prononcer et il est bien possible qu’elle rejette le texte tel qu’il se présente. Mais ce qui est redoutable est qu’elle aurait dû être interpelée bien avant et non pas à la suite de la contestation des citoyens. On peut au moins se réjouir du fait qu’heureusement le droit d’opinion et d’expression est encore un peu plus important que le droit d’auteur !

jeudi 16 février 2012

Dalle enclosures agli accordi internazionali in difesa della la proprietà intellettuale: in sostanza cosa è cambiato?



WHAT IS ACTA?  See the EN WIKI page.
IT version (meno completa)
HOW TO ACT AGAINST ACTA (wiki page di La quadrature du net).

La prima preoccupazione di chi detiene capitali e ricchezze è il loro mantenimento, accrescimento e protezione. Un tempo erano terre ed edifici i beni da accumulare e preservare, ora l’ultima dorata spiaggia delle enclosures è la salvaguardia della proprietà intellettuale e dei marchi che offrono beni e servizi materiali e immateriali. 
HADOPI, poi SOPA, SIPA ed ora, dulcis in fundo, ACTA! Mi sembra che la mobilitazione dei governi, dei grandi attori economici e delle organizzazioni internazionali in direzione di una massiccia regolamentazione contro la violazione della proprietà intellettuale sia fin troppo massiccia per non destare sospetto. Ma cosa sta accadendo? Questo post non vuole essere certo l’analisi di una tendenza attuale che è patente e limpida, per questo ci sono gli esperti. Quel che si propone è piuttosto una constatazione, un campanello d’allarme ed un ennesimo pungolo alla manifestazione del dissenso.
Il mercato si sposta, questo è evidente, buona parte del commercio al dettaglio ed all’ingrosso si è ormai portato in rete, il prodotto immateriale frutto della creazione intellettuale va quindi protetto ed etichettato al pari delle merci fisiche. Protetto da chi e da cosa? Dai pirati e dalle frodi, in una parola dalla contraffazione? Un’azione efficace atta a contenere una criminalità su vasta scala che mina non solo i grandi marchi, ma soprattutto i piccoli produttori ed i singoli, sarebbe in sé del tutto comprensibile. Ma non è questo l’obiettivo di SOPA, SIPA e ACTA. Lo scopo di tali leggi e accordi è attuare un programma economico, già pianificato da anni, per finalizzare con piena soddisfazione dei governi dei paesi più ricchi e delle maggiori società internazionali, il cambiamento radicale degli scambi in rete, rivendicando al mercato tradizionale questo spazio che di libero non avrà ben presto più assolutamente nulla.
Bisogna far sì che tutti i prodotti in internet circolino seguendo lo stesso identico modello applicato finora al di fuori di esso. Quindi al bando le nuove licenze di creazione collettiva, il software non proprietario, la condivisione ad ogni livello, la conoscenza aperta, al rogo tutto questo baratto comunista di idee e beni immateriali poco redditizio e via libera alla vendita del mondo on line con tutti i suoi vecchi usi e costumi: la pubblicità martellante che grazie ai dolci cookies diventa sensibile ai nostri gusti, la lotta tra le grandi società senza esclusione di colpi a scapito di ogni garanzia di stabilità e di compatibilità tra i prodotti informatici, il profitto al primo posto, il rispetto dell'utente-consumatore usato come vasellina per stimolare gli acquisti e l’attenzione per l’essere umano sommersa sotto una montagna di bugie. 

Certo è che in questo mare dove era dolce naufragare perché ci si sentiva un po’ più liberi e anonimi, inesorabilmente diventiamo invece sempre più schedati, legati e rintracciabili. Ogni richiesta di assenso è presentata come una garanzia di attenzione e rispetto, ma quanti assensi dovevate dare due/tre anni fa e quanti ne dovete devolvere ora a destra e a sinistra per ogni respiro e movimento che fate in rete? O assentite, ed allora potete partecipare, oppure rinunciate al mondo e vi fate asceti in Nepal o pastori di pecore in Gallura! La quantità di consensi al trattamento dei dati personali richiesti è in realtà direttamente proporzionale alla restrizione della nostra amata privacy, ed è grave che la maggior parte delle persone non se ne renda conto. Nessuno poi la vuole più questa privacy, l’abbiamo venduta da tempo per essere più alla moda, più popolari, meno soli. Ed allora ben venga, tutti con le chiappe al vento a farci penetrare da Google, da Facebook &Co però, che dopo aver messo il culo in piazza, per forza o per scelta, questo possa essere anche identificato e marchiato a fuoco perché sospettato o riconosciuto come attore secondario o protagonista in una violazione del copyright NO, questo sa davvero di concertazione e di cospirazione contro l’integrità dell’utente-consumatore! Vi sembra che sia catastrofica? Se volete vivere nella vostra grande bolla di sapone fatelo, non credo d’avere uno spillo abbastanza grosso per bucarla, ma se non volete, contribuite a bloccare questo processo che ucciderà definitivamente la libertà di scambiare beni, cultura e idee in rete. Oppure saremo costretti a fare come sempre, ci beccheremo le reti nella rete e poi troveremo il buco che ci consentirà di passare. Ma non sarebbe meglio opporsi e vincere per una volta?

Il 16 maggio 2011 il relatore speciale ONU Frank La Rue nel suo rapporto sulla promozione e protezione del diritto di libera opinione ed espressione lanciava il seguente messaggio, un messaggio di chiara preoccupazione. Per il testo completo vedi: http://documents.latimes.com/un-report-internet-rights/
The Special Rapporteur is deeply concerned by discussions regarding a centralized "on/off" control over Internet traffic. In addition, he is alarmed by proposals to disconnect users from Internet access if they violate intellectual property rights. This also includes legislation based on the concept of "graduated response", which imposes a series of penalties on copyright infringers that could lead to suspension of Internet service, such as the so-called "threestrikes-law" in France and the Digital Economy Act 2010 of the United Kingdom. Beyond the national level, the Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) has been proposed as a multilateral agreement to establish international standards on intellectual property rights enforcement. While the provisions to disconnect individuals from Internet access for violating the treaty have been removed from the final text of December 2010, the Special Rapporteur remains watchful about the treaty's eventual implications for intermediary liability and the right to freedom of expression.
ACTA, il testo. Se avete un po’ di tempo la prima e la migliore cosa da fare sarebbe leggere il testo completo dell'accordo firmato a gennaio disponibile su wiki source.
Le trattative per la sua ratifica da parte del Parlamento Europeo avanzano nonostante le molteplici proteste e mobilitazioni delle organizzazioni (si vedano in particolare le molte iniziative intraprese da la quadrature du net), di non pochi commissari europei e della gente in ogni stato dell’UE. 
In sintesi:

1. ACTA non è un provvedimento in difesa della proprietà intellettuale. 
2. ACTA è un accordo multilaterale che demonizza, criminalizza ed incita all’accanimento legale contro ogni genere di azione suscettibile d’essere considerata lesiva del diritto di proprietà intellettuale, in ogni circostanza e senza eccezioni per i casi in cui la violazione è trascurabile rispetto ai benefici che da essa derivano.
3. ACTA è morte per il farmaco generico.
4. ACTA farà del web un campo minato, in quanto penalizzando i siti per gli atti degli utenti ed per i contenuti da essi introdotti e scaricati li porterà alla chiusura oppure li indurrà alla censura o alla denuncia dei presunti colpevoli.  
5. ACTA è morte per i siti che ospitano software liberi. 

E se volete andare oltre questo quadro già di per sè raccapricciante vi basti leggere l’analisi proposta dalla Foundation for a Free Information Infrastructur.

dimanche 6 novembre 2011

La catastrofe


La catastrofe non è soltanto una rappresentazione mitologica creata a posteriori per giustificare un cambiamento radicale, ma è prima di tutto una reazione spontanea in un sistema giunto a livelli critici di saturazione, un evento ineluttabile invocato da ogni cervello sano.
Volgarmente parlando, è come quando hai una forte indigestione e, dopo ore di indicibili sofferenze, ti risolvi a prendere il bicarbonato col limone. Solo che in un organismo regolato dalle leggi del mercato e costituito da cellule pigre l’effervescenza blanda di qualche volenteroso non basta, bisogna aspettare pazientemente la crisi. Se l’indolenza e la cecità dei governi non cessa, se il malato è tenuto in vita da macchinari usurati ed interventi di emergenza, non c’è da preoccuparsi: il diluvio prima o poi arriva e quando arriva spazza via tutti.   
Ecco quello che accadrà, ecco quello che  temiamo e speriamo. Nel frattempo, prepariamo diligentemente la nostra barca e non dimentichiamo di portarci dietro i valori smarriti da chi ci ha preceduto e con essi il ricordo del loro contrario.   
Ecco un post che somiglia un po' ad una puntata di Siamo fatti così, ma è vero, siamo proprio fatti così.     

mardi 6 septembre 2011

Otto settembre.
Corsi e ricorsi storici circa fazioni, divisioni, guerre e invasioni

Osservando con uno “sguardo dall’alto” la pantomima politica, ideologica ed economica del nostro paese sembra di guardare un formicaio nel quale sia entrato un qualche animale per cibarsi e fare razzia di quello che trova. Non meno felice sembra essere uno “sguardo dal basso”: in questo caso la sensazione più diffusa sembra essere quell’incertezza e quella paura che si provano prima del sopraggiungere di un uragano. Oltre all’incertezza e alla paura però si aggiungono anche un timido livore e rammarico dati dal fatto che nonostante si sappia che la tempesta sia imminente anziché prendere provvedimenti tempestivi ed efficaci, giorno dopo giorno, si tergiversa e si temporeggia sperando che la rotta di quell’uragano cambi e non investa il nostro paese. Se fosse davvero una questione di Natura forse potremmo contare prorpio sull’aleatorietà e sulla casualità del tempo: meteorologico e non… ma così non è. È questione di uomini, perciò la tempesta sembra essere sicura.

Nonostante negli ultimi tre anni in Europa, e più di tutti in Italia, si sia cercato di scansare il problema fingendo che la crisi finanziaria non potesse intaccare in maniera viscerale l’economia reale – come se si trattasse di due oceani distanti e comunicanti solamente per mezzo di un piccolo stretto – oggi è sotto gli occhi di tutti il contrario, nel vecchio continente come negli Stati Uniti. La ripresa economica non c’è, e probabilmente non ci sarà nemmeno nel breve periodo. Le speculazioni finanziarie e il palese, quanto occultamente illegittimo, potere delle Società di revisione limitano le prerogative delle istituzioni politiche ed economiche dei singoli Stati.

Se a questa situazione di mancanza – di insufficienza di mezzi – di fronte ad un meccanismo che non solo ha travalicato i singoli confini nazionali ma che è in grado di influenzare l’operato di tutti i paesi, se a ciò, aggiungiamo il temporeggiare, l’irresponsabilità nel minimizzare ciò che è gigante e la faziosità del calcolo politico fine a se stesso, allora la tempesta si può immaginare che non risparmierà nessuno: italiani, europei, G7, G20.

Ascoltando semplicemente quell’istinto che spinge tutti gli uomini alla sopravvivenza, ora, e nei momenti di difficoltà, si dovrebbe essere portati ad una corrispondenza, ad un accordo, in poche parole, all’unione… ma così non pare. Come l’interesse nazionale non sembra essere un vocabolo del nostrano linguaggio della politica, ugualmente l’interesse europeo non sembra essere un principio guida dei paesi dell’Unione. Come non richiamare alla mente quella commedia dell’arte che, proponendo l’inserimento nelle costituzioni nazionali di un articolo che imponga il pareggiamento di bilancio, ha dimostrato solamente la debolezza di un soggetto politico che stenta a nascere: l’Europa e con lei una sua costituzione.

Tanto lavoro da fare e poco tempo per farlo prima del soggiungere della tempesta. A noi il compito di costruire difese, richiamare alla responsabilità e di insegnare nuovamente l’importanza dell’unione. La libertà è un’arma profondamente pericolosa per chi non è in grado di gestirla.

Ricordando l’otto settembre millenovecentoquarantatre.

lundi 21 mars 2011

Il nostro tempo è adesso - 9 aprile

Un post rapidissimo per segnalare il sito “il nostro tempo è adesso” ed invitarvi, come d’abitudine, ad aderire, partecipare, fare rumore, creare consapevolezza, fare rete, far sentire le voci di una generazione che per troppo tempo ha subito la beffa dei Co.co.co, Co.co.pro, delle collaborazioni occasionali, dei tirocini, delle consulenze, dei contratti a tempo determinato, di tutto il mercato del lavoro flessibile catalizzato dalla Legge Biagi.
Assunti il lunedì e licenziati il venerdì, mutilati nelle speranze, ibernati nei progetti di costruzione di una carriera e di una famiglia, obbligati a diluire il tempo d’ingresso nel mondo del lavoro in inutili master e specializzazioni (chi mai potrà scordare le SISS, il grande furto d’anni e di denaro favorito e sostenuto dal Ministero della pubblica distruzione!). Abbiamo a lungo covato il nostro malessere, fin troppo silenti e pazienti, abbiamo ascoltato le voci pietose e compassionevoli di chi ci ha condannati all’incertezza cronica del domani spendendo tutto lo spendibile, mangiando tutto il mangiabile e pensionando tutto il pensionabile. Ora è tempo di reagire e di costruire un futuro migliore per noi e per i nostri figli!

mercredi 16 février 2011

Amore, mercato e crescita economica. Ovvero una rapsodia tra governanti e governati

Vizi, virtù, pubblico, privato: dove sono i confini della politica oggi? Dove cercare un chiaro metro di giudizio con il quale valutare l’agire politico della classe dirigente e contemporaneamente l’agire del privato cittadino che ogni giorno lavora (forse) nella speranza di migliorare la propria esistenza? Esiste un parametro di giudizio?

Che gli individui siano quello lì, cioè una mescolanza inscindibile e indistinguibile di egoismo ed altruismo, sembra essere un fatto incontrovertibile. Come commisurare la logica del singolo con le esigenze della collettività? E’ possibile un punto di contatto o, come ritengono alcuni, la dimensione privata e la dimensione pubblica rimangono su binari che non si potranno mai incontrare?

Può esistere collaborazione tra governanti e governati? Oppure il ruolo del governato si risolve semplicemente nella sua funzione di elettore che, esprimendo una preferenza, legittima una classe dirigente a operare in totale libertà?

Fare leva sul buon cuore degli individui, oltre ad essere pericoloso, sembra anche e soprattutto ingenuo. Non si chiede ad un governante che ami i concittadini e che abbia sentimenti di benevolenza nei confronti di tutti gli elettori, come il governante, da parte sua, non dovrebbe chiedere l’amore o la benevolenza dei cittadini, ma semplicemente l’approvazione o meno delle decisioni adottate nella gestione dello Stato. La viziosità o la virtuosità di un governante non sono le questioni primarie su cui discutere circa il suo operato e le sue decisioni, così come ad un cittadino non è richiesto di essere virtuoso sul posto di lavoro. A chi svolge una qualsiasi attività in un’economia di mercato si chiede, oltre all’adempimento delle mansioni affidategli, di celare i propri vizi e di adottare un comportamento consono alla situazione ed al ruolo che sta ricoprendo. Ecco il cortocircuito a cui si sta assistendo da qualche anno a questa parte nelle democrazie occidentali, particolarmente in Italia. Al governante come al governato compete un ruolo che rimanda ad una determinata deontologia. Il governante ha uno scopo: la tutela dell’interesse nazionale, che in un’economia di mercato implica la promozione della crescita a favore del lavoro e dei consumi. Oltre al perseguimento dello scopo connaturato al “lavoro” del governante è richiesto che mantenga relazioni di collaborazione e cortesia con i rappresentanti del potere legislativo e del potere giudiziario, i quali a loro volta dovrebbero operare per l’interesse nazionale.

Com’è la situazione in Italia? E’ chiaro quale sia lo scopo del governante al governante? C’è consapevolezza che ogni ruolo, lavoro che sia, richiede un codice comportamentale che non fa riferimento né agli usi e costumi di colui che ricopre quella carica né tantomeno alle sue abitudini o preferenze ma al ruolo stesso e al suo prestigio – se si vuole –. A volte la saggezza del bambino che cerca di non farsi scoprire con le dita nel vasetto di marmellata supera di gran lunga quella di coloro che vogliono negare l’esistenza della marmellata, del vasetto o, peggio ancora, delle dita.
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